LUMINIS. Illuminare lo spazio, costruire il dialogo
A Barcellona il progetto di Mario Carlo Iusi incontra il Barrio Gótico e apre il proprio percorso dalla memoria dei luoghi alla responsabilità verso il presente.

Nel dicembre 2024 Luminis, progetto di Mario Carlo Iusi a cura di Claudia Pecoraro, arriva a Barcellona per la terza tappa del percorso iniziato ad Alatri e proseguito ad Albano Laziale. La città catalana diventa però qualcosa di più di una nuova destinazione: il progetto entra in relazione con Espronceda – Institute of Art & Culture e con la XXVIII edizione di Drap-Art, sviluppandosi tra lo spazio espositivo di Navas e le strade del Barrio Gótico.
Nel cuore della città antica, le cornici luminose di Iusi incontrano i muri e i vicoli del quartiere trasformandoli temporaneamente in opere. Ancora una volta la luce non serve semplicemente a illuminare, ma a indicare: seleziona frammenti della realtà, interrompe lo sguardo distratto e crea una relazione tra ciò che è stato e ciò che continua ad accadere.
Parallelamente, negli spazi di Espronceda, la mostra ricostruisce il percorso che dalla ricerca di Semeion ha condotto a Luminis: dal seme e dalla riflessione sul pieno e sul vuoto fino alla cornice luminosa e al suo rapporto con lo spazio.

A Barcellona questa riflessione si apre però anche a una dimensione sociale. Il 4 dicembre, al Reial Cercle Artístic de Barcelona, nell’ambito di Drap-Art, si svolge la tavola rotonda dedicata a Pace e Responsabilizzazione Umana, con Josep Felix Bentz, Tanja Grass e Francesco Saverio Teruzzi per Artivazione e Cittadellarte – Fondazione Pistoletto.

Il passaggio dall’arte alla pace non è estraneo al progetto. Se Luminis invita a fermarsi e osservare ciò che normalmente non vediamo, la Pace Preventiva parte dalla stessa necessità di attenzione: riconoscere le conseguenze delle nostre azioni prima che il conflitto si produca, trasformando la responsabilità individuale in responsabilità collettiva.
Barcellona diventa così il luogo nel quale Luminis allarga definitivamente il proprio orizzonte. Non soltanto illuminare lo spazio per ricordare il tempo, ma utilizzare l’arte per generare incontro, consapevolezza e dialogo.
Perché anche la pace, come la luce, non è qualcosa da osservare passivamente: è qualcosa che ciascuno contribuisce a costruire.
