LUMINIS. La luce che insegna a guardare
Ad Alatri Mario Carlo Iusi mette in relazione l’arte contemporanea con una delle testimonianze più enigmatiche dell’antichità. Non illumina le Mura Megalitiche: le incornicia, chiedendoci di tornare a vederle.

Ci sono luoghi davanti ai quali il tempo produce un curioso paradosso. Più diventano familiari, meno riusciamo a vederli.
È forse da questo paradosso che nasce la forza di Luminis, il progetto di Mario Carlo Iusi, a cura di Claudia Pecoraro, che dal 14 settembre al 6 ottobre 2024 ha interessato l’Acropoli di Alatri e il Chiostro di San Francesco.
Sulle antichissime Mura Megalitiche l’artista interviene con un gesto apparentemente elementare: una sequenza di cornici luminose individua porzioni della superficie in pietra. Non copre, non ricostruisce, non interpreta il monumento attraverso un nuovo oggetto. Semplicemente indica.
Ed è proprio questa sottrazione a rendere interessante l’intervento.
La cornice, uno degli elementi più tradizionali della storia dell’arte, perde infatti la sua funzione abituale. Non contiene un dipinto e non separa l’opera dal mondo. Al contrario, trasforma temporaneamente una porzione di mondo in qualcosa che merita di essere osservato.
Dentro la cornice c’è apparentemente il vuoto. In realtà c’è tutto: la pietra, le irregolarità della superficie, le tracce lasciate dal tempo e soprattutto il lavoro di uomini dei quali non conosciamo il nome, ma la cui presenza continua a manifestarsi attraverso la materia.
Le Mura Megalitiche diventano così contemporaneamente opera e memoria.
La luce non serve semplicemente a renderle spettacolari. È uno strumento di attenzione. Interrompe l’automatismo dello sguardo e costringe chi passa a fermarsi su ciò che probabilmente aveva già visto molte volte senza guardarlo veramente.
È qui che Luminis supera la dimensione dell’installazione luminosa e diventa una riflessione sul patrimonio culturale.
Iusi non propone infatti una trasformazione permanente del luogo. Produce piuttosto una diversa condizione percettiva: per qualche istante ci chiede di dimenticare l’immagine complessiva del monumento e di concentrarci sul frammento.
Una pietra.
Una giuntura.
Una superficie.
Un segno lasciato da qualcuno migliaia di anni prima di noi.
Il passato non viene ricostruito: viene rimesso a fuoco.
In questo senso la cornice stabilisce anche una relazione particolare tra pieno e vuoto. Ciò che delimita sembra uno spazio vuoto perché non contiene un’opera aggiunta dall’artista; ma proprio quel vuoto rivela una densità straordinaria. È pieno di storia, di lavoro, di memoria e di tempo.
La stessa riflessione prosegue idealmente nel Chiostro di San Francesco, dove il progetto si completa con la mostra Semeion. Quaranta opere realizzate da Iusi durante i 66 giorni del lockdown del 2020 sviluppano una ricerca sul pieno e sul vuoto, sulla trasformazione e sull’interconnessione. Il seme diventa forma elementare e insieme possibilità: qualcosa di minimo che contiene ciò che ancora non possiamo vedere.
Non è casuale, allora, che proprio un seme stilizzato e luminoso compaia anche nel progetto di Alatri. È un elemento ricorrente nella ricerca dell’artista e diventa quasi una chiave per leggere l’intera operazione: guardare ciò che appare minimo per riconoscervi una possibilità molto più grande.
C’è infine un altro elemento che rende significativa l’esperienza di Alatri.
Luminis nasce dall’incontro tra un artista contemporaneo e il luogo in cui è nato.
Mario Carlo Iusi è nato ad Alatri nel 1995 e proprio qui ha realizzato le sue prime mostre. Tornare sulle mura della propria città significa quindi confrontarsi non soltanto con un patrimonio archeologico, ma con un paesaggio personale, con qualcosa che appartiene alla propria memoria prima ancora che alla Storia.
Forse per questo l’intervento evita il gesto monumentale che compete con l’antico.
Non cerca di lasciare un altro segno sulle mura.
Fa qualcosa di più discreto: indica quelli che esistono già.
Il progetto, promosso dall’Associazione Culturale Artivazione e realizzato in collaborazione con Cittadellarte – Fondazione Pistoletto ed Espronceda – Institute of Art & Culture di Barcellona, è stato sostenuto nell’ambito di Lazio Contemporaneo 2022. La tappa di Alatri comprendeva l’installazione sulle Mura Megalitiche e la mostra Semeion al Chiostro di San Francesco.
Negli anni successivi Luminis avrebbe continuato il proprio percorso in altri luoghi, fino ad arrivare anche a Roma, sulle sponde del Tevere. Ma ad Alatri si trova probabilmente la sua origine più intima: il confronto tra un artista e le pietre della città dalla quale proviene.
E alla fine ciò che resta dell’opera è proprio questo rapporto.
Una cornice luminosa si può spegnere e rimuovere.
Le mura rimangono.
Ma dopo essere state incorniciate, forse, non le guardiamo più nello stesso modo.