Fa caldo?
Pare di sì.
Lo dicono i termometri, lo dicono i dati, lo dicono gli scienziati. Lo dice persino quello che fino a ieri spiegava al bar che «ad agosto ha sempre fatto caldo».
Sono da sempre un fan di Quino. Ho letto e riletto tutta Mafalda più volte e continuo a pensare che, a distanza di decenni, quella bambina terribile avesse capito parecchie cose prima di noi. Soprattutto quando guardava il mappamondo con quell’aria preoccupata, come se fosse il pianeta ad avere la febbre e noi a non voler chiamare il medico.
Per questo ho immaginato una Mafalda dei nostri giorni con il volto di Greta Thunberg.
«Fa caldo? Perché guardate sempre al passato. Guardate al futuro: questa sarà l’estate più fresca dei prossimi dieci anni».
Tranquilli, è una provocazione. Nessuno al momento può affermare con assoluta certezza che ogni estate dei prossimi dieci anni sarà matematicamente più calda della precedente.
Ma possiamo continuare a raccontarci che va tutto bene.
Possiamo dire che il clima è sempre cambiato. Vero. Anche la Terra ha sempre avuto la febbre, ogni tanto. Il piccolo particolare è che oggi sappiamo chi sta tenendo acceso il riscaldamento.
La scienza su questo è piuttosto noiosa: continua ostinatamente a presentarci dati. L’attività umana ha riscaldato atmosfera, oceani e terre emerse e sta aumentando frequenza e intensità degli estremi di caldo.
E infatti preferisco chiamarla crisi climatica.
“Cambiamento” è una parola rassicurante. Cambiamo macchina, cambiamo casa, cambiamo pettinatura. Una crisi è un’altra cosa. Produce conseguenze sull’acqua, sull’agricoltura, sugli ecosistemi, sulla salute, sulle città. E, come sempre, presenta il conto soprattutto a chi ha meno strumenti per difendersi.
La parte più grottesca è che sappiamo quasi tutto.
Sappiamo cosa sta succedendo. Sappiamo perché sta succedendo. Sappiamo perfino buona parte di quello che dovremmo fare.
Ci manca soltanto una cosa: il farlo.
Nel frattempo possiamo continuare a discutere se faccia davvero più caldo.
Mafalda probabilmente ci guarderebbe in silenzio, con una delle sue espressioni perplesse.
Greta-Mafalda invece ci invita semplicemente a cambiare direzione dello sguardo.
Perché il problema non è quanto caldo fa oggi.
È quanto caldo siamo disposti a lasciare domani.