Caos Calmo. Quando la sensibilità maschile diventa un atto pubblico

CAOS CALMO

Ci sono mostre che si guardano. E poi ci sono progetti che accadono.

Caos Calmo, ospitato alla Libreria Le Promesse di Albano Laziale, è stato soprattutto questo: un esperimento aperto, nato dall’incontro tra i Camei Botanici di Carlotta Domenici De Luca e la Blinking Art di Alessandro Bettoni, ma costruito realmente attraverso le persone che hanno deciso di attraversarlo.

Il punto di partenza era apparentemente semplice: parlare di sensibilità maschile senza trasformarla nell’ennesima contrapposizione tra uomini e donne, forza e fragilità, vecchi e nuovi modelli.

Carlotta ha chiesto a uomini dai 18 ai 90 anni di scegliere un fiore e di lasciarsi fotografare con esso. Un gesto minimo, quasi disarmante. E proprio per questo capace di far emergere qualcosa che normalmente resta nascosto.

Durante Caos Calmo, questo processo è diventato pubblico. La libreria si è trasformata per due giorni in un set aperto, in uno spazio nel quale si poteva entrare da spettatori e ritrovarsi, quasi senza accorgersene, parte dell’opera.

I ritratti, i fiori, gli sguardi e i corpi sono entrati in relazione con la Blinking Art di Alessandro Bettoni, un linguaggio che lavora sulla percezione e sull’instabilità dell’immagine, mettendo in discussione ciò che crediamo di vedere. Le sue opere non si concedono a uno sguardo distratto: chiedono tempo, movimento, attenzione, e cambiano insieme al punto di vista di chi le osserva.

In questo senso il lavoro di Bettoni entra perfettamente nel meccanismo di Caos Calmoanche l’identità, come l’immagine, non è qualcosa di immobile e definitivo, ma cambia a seconda dello sguardo, della distanza e della relazione con l’altro.

Ed è forse qui che Caos Calmo ha trovato il suo senso più interessante.

Non spiegare cosa debba essere oggi un uomo. Non proporre un nuovo modello da sostituire a quello precedente. Ma creare le condizioni perché ciascuno possa interrogarsi sul proprio modo di essere, sulla possibilità di mostrare una parte di sé senza doverla necessariamente definire.

Per Artivazione, è esattamente questo il punto.

L’arte non soltanto come oggetto da esporre, ma come dispositivo capace di attivare relazioni, domande e comportamenti.

Alla Libreria Le Promesse non c’erano semplicemente opere alle pareti e persone davanti alle opere. C’era qualcosa che continuava a modificarsi attraverso chi entrava.

Un piccolo caos, certamente.

Ma sorprendentemente calmo.

Per la recensione di Roberto Sala sulla SEGNONLINE clicca QUI.

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